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Savina Dolores Massa - 15 e 16 Ottobre 2010
Savina Dolores Massa
La rassegna letteraria "Letterature e dintorni... alle Terme" continua nel mese di ottobre incontrando la scrittrice Savina Dolores Massa.
Savina Dolores Massa, di Oristano, scrittrice, finalista con la silloge di racconti Isolamatamara al premio letterario A. Gramsci ed. 2006, è giunta nella rosa dei finalisti al Premio Letterario Calvino 2007 con il romanzo Undici, pubblicato dalla casa editrice Il Maestrale. Autrice del racconto Semidio dedicato alla figura de Su Cumponidori di Oristano. Scrive poesie, racconti, romanzi, teatro, canzoni. Finalista o vincitrice di numerosi premi letterari, tra i quali: (due edizioni del Premio Internazionale Letterario di Poesia il Fiore; Premio internazionale città di Montieri; Premio La città dei sassi a Matera – sez. Poesia; Premio Marguerite Yourcenar; Premio internazionale di Poesia città di Procida; etc.) . Suoi lavori sono recentemente stati pubblicati nella rivista El Ghibli rivista online di letteratura della migrazione. Dal mese di settembre 2010 è in libreria il suo ultimo romanzo Mia figlia follia (ed. Il Maestrale).
Fondatrice, assieme al musicista Gianfranco Fedele e all’attore Alessandro Melis, della Compagnia Teatro Jazz Hanife Ana con la quale ha messo in scena numerosi lavori, tra i quali 1+1 (che odore può avere un disegno), tratto dal romanzo Undici; Mi sono visto di spalle che partivo - omaggio alle cattive strade di Fabrizio De Andrè; Ti darò notizie di una rosa - dalle lettere di Antonio Gramsci; il monologo “È nata ‘na creatura”, tratto dal romanzo Mia figlia follia.
Attiva nell’Associazione Culturale pARTIcORali della sua città.
Cura il Blog d’arte Ana la Balena.
Amante della tradizione poetica orale, il suo lavoro sulla voce nasce dall’incontro con i registi Marco Parodi e Mario Faticoni, dei quali è stata allieva negli anni 2004, 2005, 2008. Del dono della scrittura ringrazia la vita che ha vissuto.
Savina dice di se stessa:
"Si narra che io sia nata di settembre, in un non precisato giorno del secolo ‘900 che in realtà è certificato tra i polverosi archivi del Municipio di Oristano, città di Regine e peste e cunicoli frequentati da fantasmi di suore libertine e i loro figli. Sono allergica agli archivi, non alla polvere, ma i Municipi mi incutono soggezione, per cui non vi disturbi se non vado a passeggiarvi per accontentarvi il gusto del sapere la vanità segreta di una donna. A tre anni il solo a vincermi nel gioco del mentire era mio padre. A sei anni imparai a memoria la mia prima poesia decifrata sopra a un libro, me la scrissi a penna sulla coscia. Fui punita, per la seconda cosa, in un buio di scarpe e gabinetto. Da allora mi rifiuto di imparare qualunque cosa a memoria. Anche le tabelline, piano piano, preferii trasformarle in pensieri di parole nella testa.

A diciassette anni, nel gioco del mentire, mio padre da un pezzo era il perdente. Sempre in quell’anno, ed è ancora ‘900, imparai a tatuarmi sulla coscia la A dell’anarchia. A scuola nessun mio professore leggeva quello che leggevo io, né vedeva il cinema che cercavo io, né sapeva decifrare il mio linguaggio, retaggio di cunicolo, di peste e fantasia. Selvaggia e bugiarda li lasciai, andai a far lezione di vita da mia nonna, la fu Petronilla Chiara Sofia dagli occhi azzurri, che per tutta la vita provò a insegnarmi le preghiere e le bestemmie. Entrambe vanamente. Per molto tempo in quel mio ‘900 fui amante, bimba, e puttana d’ogni sogno rimandato. Inutile per voi spulciare nei miei archivi: si brucia tutto ciò sulla stadera della vita, con pesi di felice e d’infelice.

A camminare storti si scoprono le strade, con predilezione per quelle con lampioni e inchiostri da ingoiare. Per scoprire la persona che a voi può interessare, ed una e non le tutte che mi danzano di vene e sangue in anemia di nostro mare, dovrete fermarvi un attimo alle 22.45 di un gennaio, quando il mio maestro di bugie rivoltò gli occhi per sempre sul volto della figlia. Da un lutto la menzogna può tingersi di vero. In quel momento io fui una scrittrice. Da allora non la smisi più di imbrattarmi di lettere le cosce e il corpo intero. Così succede che in molti ti dicano, Sei brava. E ti offrano l’alloro della laurea in Mentitora. Le targhe sono molte, appese ai muri: da Torino, da Procida, da Ales, da Nuoro e tanti altri luoghi dove qualcosa di ciò che sembra vero che io racconti ha il bacio di mia nonna e di mio padre. Un famoso vento sardo, che è Il Maestrale, porta le mie storie anche oltremare. Io, di passaggio, faccio la cantora, ma nulla, ve lo giuro, imparerò a memoria.”

Thermae Ypsitanae






